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"E' la visione europea che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche, di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro"
(10/02/2012) "Desidero anzitutto rinnovare il profondo sentimento di vicinanza e di solidarietà mio personale e delle Istituzioni repubblicane ai famigliari - che sono con noi oggi - delle vittime delle orrende stragi delle foibe e ai rappresentanti delle Associazioni che coltivano la memoria di quella tragedia e dell'esodo di intere popolazioni". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel discorso celebrativo del Giorno del Ricordo al Quirinale.
"Impegnarsi- ha sottolineato il Capo dello Stato - è stato giusto e importante. Si è posto fine a 'ogni residua congiura del silenzio - come già dissi lo scorso anno - a ogni forma di rimozione diplomatica o di ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze'". E il Capo dello Stato ha richiamato l'incontro dello scorso anno a Zagabria e poi a Pola con il Presidente croato, conclusosi con una dichiarazione congiunta che afferma: "In ciascuno dei nostri Paesi coltiviamo come è giusto la memoria delle sofferenze vissute e delle vittime e siamo vicini al dolore dei sopravvissuti a quelle sanguinose vicende del passato. Nel perdonarci reciprocamente il male commesso, volgiamo il nostro sguardo all'avvenire che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare in un'Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione".
Il Presidente Napolitano ha quindi colto la suggestione del Prof. Pupo che "ci invita ad affrontare quella che ha definito la 'parabola drammatica dell'italianità adriatica' all'interno di una visione storica più larga, che ci consenta di penetrare in tutta la loro complessità le contrapposizioni e lacerazioni che le nostre aree di confine hanno vissuto nella fase conclusiva della II Guerra mondiale e subito dopo. E tra i drammi di quel tormento storico ci furono perfino conflitti, che ebbero un costo atroce di vite umane, tra le formazioni partigiane che combatterono dalla stessa parte contro il nazifascismo. Si, serve ricordare anche per ripensare a tutti i fatali errori al fine di non ripeterli mai più".
"In questa prospettiva e con questi sentimenti - ha annunciato il Capo dello Stato - è mia intenzione, in una prossima già programmata visita in Friuli, rendere omaggio alle vittime dell'eccidio di Porzûs".
Il Presidente ha voluto anche ringraziare per la loro presenza a Roma, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, i Presidenti della Slovenia e della Croazia "che hanno voluto così testimoniare la loro amicizia per il nostro paese e la loro adesione ai princîpi e valori democratici su cui poggia la costruzione europea. E' la visione europea che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche, di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro. E' in Europa che dobbiamo trovare nuovi stimoli, facendo leva anche sulle minoranze che risiedono all'interno dei nostri Paesi e che costituiscono nello stesso tempo una ricchezza da tutelare, un'opportunità da comprendere e cogliere fino in fondo.Lo dobbiamo tanto alle generazioni che hanno sofferto nel passato quanto alle nuove, cui siamo in grado di prospettare società più giuste e più solidali, capaci di autentica coesione perché nutrite di senso della storia, ricche di una travagliata e intensa esperienza di riconciliazione e di un nuovo impegno di reciproco riconoscimento".
(Fonte Quirinale)
Afghanistan, esplode un ordigno:
feriti lievemente cinque militari italiani
(26 ottobre 2011) (Adnkronos) Cinque militari italiani sono rimasti lievemente feriti dopo l'espolosione di un ordigno (Ied) verificatasi a circa dieci chilometri dalla Forward Operating Base (Fob) Tobruk, nel distretto di Bala Baluk, nella provincia di Farah, in Afghanistan. I militari - riferisce una nota dello Stato Maggiore della Difesa - hanno riportato leggere ferite da traumi da contusione e shock che non destano preoccupazione.
L'esplosione è avvenuta durante un'operazione di normale controllo del territorio, alle ore 18.30 circa (le 16.00 in Italia), quando un Vtlm Lince, della Task Force South, su base 152° Reggimento ''Sassari'', è stato oggetto di un'esplosione di un Improvised Esplosive Devices (Ied).
Sul luogo dell'incidente è intervenuto immediatamente un team Iedd (assetto composto da personale specializzato nel riconoscimento e nella bonifica di ordigni esplosivi) - conclude la nota - per condurre gli accertamenti di rito tesi ad individuare la natura e l'origine dell'esplosione.
Assunti dalla Regione due siracusani,
figli di vittime della criminalità mafiosa
(Mercoledì 14 Settembre 2011) Palermo - E’ stato firmato stamattina, in I Commissione legislativa Affari Istituzionali dell’Ars, presieduta dall’on. Vincenzo Vinciullo, il provvedimento che riconosce a due giovani siracusani, figli di un poliziotto ferito nel corso di un’azione di contrasto alla criminalità organizzata, il diritto di essere assunti nei ranghi della pubblica amministrazione.
Erano presenti l’assessore alla famiglia ed alle autonomie locali, Caterina Chinnici, il direttore generale dell’assessorato, Giovanni Bologna e la funzionaria dottoressa Genova.
“Dare ai familiari delle vittime della criminalità il meritato riconoscimento – ha commentato Vinciullo – è un segnale importantissimo di gratitudine verso chi ha sacrificato la propria vita o ha subito gravi ferite per difendere il diritto e la legalità.
Plaudo alla sensibilità dell’assessore Chinnici, icona della lotta alla Mafia, e all’efficienza dei funzionari del Dipartimento che, in tempi brevissimi, hanno esitato questo provvedimento da me fortemente caldeggiato in un contesto più generale che mira a modificare ed ottimizzare le leggi regionali vigenti in questo ambito”.
“Anche se le ferite si rimarginano resta nelle persone e nelle famiglie colpite dalla criminalità mafiosa il trauma psicologico ed il danno morale che viene attenuato soltanto dalla certezza di non essere lasciati soli dalla società civile e dalle Istituzioni”.
Con queste parole l’assessore Caterina Chinnici ha accompagnato la firma del provvedimento e ha riconosciuto il lavoro svolto dalla I Commissione a tutela dei diritti dei siciliani.
DIRITTO AL LAVORO
L'Associazione Nazionale Onlus "Le vittime del Dovere d'Italia" apprende con soddisfazione dalla stampa che la Regione Sicilia ha assunto altri due giovani ragazzi nella propria Amministrazione, figli di un nostro associato Vittima del Dovere e della Criminalità.
L'ulteriore assunzione dei quest'ultimi due giovani vuole essere un segnale positivo che le Amministrazioni dello Stato o Enti Locali non hanno dimenticano le proprie Vittime e le loro famiglie.
Come Associazione delle Vittime stiamo riscontrando sempre più frequentemente segnali positivi e concreti in favore di chi ha messo al primo posto la legalità e la giustizia mettendo a rischio la propria vita di cui molti purtroppo sono caduti sull'altare della Patria per la libertà e la democrazia.
Ai due nostri figli di sani principi facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro e una vita più serena.
L'Associazione Nazionale Onlus "Le Vittime del Dovere d'Italia" auspica che il percorso intrapreso dalla Regione Sicilia possa essere d'esempio a tutte le Regioni d'Italia, Province e Comuni compresi, ad attivarsi e disporre l'assunzione per chiamata diretta delle Vittime e familiari tenendo conto della leggi 68/99 e 407/98 ed altre ad esse collegate e riservate.
IL PRESIDENTE NAZ. DelL'ASSOCIAZIONE
"Le vittime del Dovere d'Italia"
Colosseo illuminato domenica sera in ricordo vittime dell'11 Settembre
(09 settembre 2011) In occasione del decimo anniversario, il Colosseo sara' illuminato domenica sera per rendere omaggio alle vittime degli attentati dell'11 settembre. L'iniziativa del Comune di Roma ''per testimoniare il coraggio e la volontà di rinascita del popolo americano, simboleggiata nella ricostruzione delle Torri gemelle del World Trade Center'', si legge in una nota.
''Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, invita i cittadini a rivolgere un pensiero a quanti hanno perso la vita e a quanti sono sopravvissuti alla tragedia - prosegue il comunicato -. L'invito al raccoglimento è previsto alle ore 14.46 ora italiana, le ore 8.46 di New York, di domenica 11 settembre, quando il primo aereo colpì la torre nord del Wtc''.
Afghanistan, quattro militari italiani feriti in una esplosione vicino Herat
Roma, 4 ago. (Adnkronos/Ign) - Quattro militari italiani della Task Force Center sono rimasti feriti a seguito dell'esplosione di un ordigno improvvisato (Ied), a circa 10 km a sud dell'aeroporto di Herat, in Afghanistan. Lo confermano all'Adnkronos fonti della Difesa.
''Alle 12.19 (ora locale) -spiega una nota dello Stato Maggiore della Difesa- quattro militari italiani, a bordo del loro veicolo (VTLM 'Lince'), sono rimasti feriti a causa dell'esplosione di un ordigno al loro passaggio durante un'attività pianificata nel villaggio di Siah Vashian (Distretto di Herat). I militari, appartenenti alla Task Force Center su base 11° reggimento Bersaglieri, non versano in pericolo di vita''.
I militari italiani, aggiungono fonti delle Difesa, hanno riportato "ferite agli arti inferiori".
(Fonte Adnkronos)
Parà italiano ucciso in Afghanistan Due feriti, uno è in pericolo di vita
Roma, 25 luglio 2011 - Terza vittima italiana in un mese in Afghanistan, la 41esima dall'inizio della missione. Dopo Gaetano Tuccillo, morto il 2 luglio, e Roberto Marchini, ucciso il 12, questa mattina il Primo Caporal Maggiore David Tobini ha perso la vita nel corso di uno scontro a fuoco avvenuto nella zona a nord ovest della valle di Bala Murghab, nella parte occidentale del Paese. Lo rende noto lo Stato Maggiore della Difesa precisando che "il militare stava partecipando ad una attività congiunta con forze afgane".
''Alle 4.15 di questa mattina, ora italiana, mentre i nostri militari stavano effettuando un'operazione di rastrellamento a Bala Mughrab per cercare armi e in particolare ordigni, sono stati oggetto di un attacco da parte degli insurgents'' ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa spiegando le dinamiche dell'attacco.
Altri due militari sono rimasti feriti: si tratta di Simone D'Orazio e Francesco Arena. ''Il primo non è fuori pericolo di vita perché è in gravi condizioni. Arena invece non è in pericolo di vita", ha detto il ministro.
Tobini, nato a Roma il 23 luglio 1983, era in forza al 183esimo reggimento paracadutisti 'Nembo' di Pistoia.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso "profonda commozione" per la morte di David Tobini, caduto mentre assolveva "con onore" la missione Isaf in Afghanistan.
(Fonte Adnkronos)
Afghanistan, morto un militare italiano
(12 luglio 2011) Un militare italiano è morto oggi in Afghanistan in seguito all'esplosione di un ordigno esploso a circa 3 chilometri a ovest della Forward Operating Base 'Lavaredo', nel distretto di Bakwa (provincia di Farah).
La vittima è il primo caporal maggiore Roberto Marchini, di Viterbo, classe 1983: apparteneva all'Ottavo reggimento Genio guastatori della Folgore di stanza a Legnago, in provincia di Verona.
Sul luogo dell'esplosione sono ora in corso i rilievi tecnici volti a chiarire la dinamica della deflagrazione dell'ordigno. Tra le ipotesi allo studio, l'esplosione di una mina a pressione o anche quella che contempla la possibilità di una bomba attivata con un comando a distanza. L'ordigno è esploso mentre Marchini era impegnato in un'attività di ricognizione. In precedenza erano state localizzate altre tre mine pronte ad esplodere.
L'attentato, dice all'Adnkronos il portavoce del contingente italiano, maggiore Marco Amoriello, ''è l'ulteriore dimostrazione dell'incapacità degli 'insurgents' di sostenere uno scontro aperto. Mentre progressivamente si consolidano la stabilizzazione e il processo di transizione, scelgono così di colpire in questo modo. Ma ogni giorno sono decine gli ordigni ritrovati e neutralizzati dai militari italiani, impegnati in un lavoro quotidiano che è innanzi tutto a salvaguardia della popolazione civile''.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa ''con profonda commozione la tragica notizia'' della scomparsa di Roberto Marchini, caduto in Afghanistan mentre ''assolveva con onore'' il proprio compito nell'ambito della missione Isaf, ha espresso ai familiari, in questa tristissima circostanza, la gratitudine e il profondo cordoglio del Paese e i sentimenti della sua sincera partecipazione al loro grande dolore.
''Esprimiamo il nostro dolore per la perdita del caporal maggiore Roberto Marchini in Afghanistan e siamo vicini alla sua famiglia. Rinnoviamo ancora ai militari italiani impegnati in tutte le missioni di pace la gratitudine del Paese'', dichiara il premier Sivio Berlusconi.
"Il pieno sostegno e la più sentita vicinanza al contingente italiano impegnato in Afghanistan", arriva dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Mentre ''bisogna stringersi senza inutili polemiche attorno alla famiglia del caporal maggiore Marchini e a tutti i suoi commilitoni'', per il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. ''E' il momento del dolore e della coesione'', aggiunge.
"E' sempre più drammatica la contabilità della missione italiana in Afghanistan. Un'altra morte dentro questa insensata strage, che colpisce un coraggioso militare in servizio nella nostra regione - sottolinea il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia - Ancora una volta piangiamo un giovane uomo strappato al futuro, alla sua famiglia, alle sue legittime aspirazioni. E ancora una volta sfugge il motivo di questo dramma.
"Un altro italiano morto in Afghanistan. E' diventata una 'seconda' notizia, una sorta di routine. E' la 40a vittima da quando i militari italiani sono lì. Quella sporca guerra, spacciata per anni per missione di pace, continua quasi per inerzia, senza che si capisca perché siamo lì a uccidere civili afgani e a farci uccidere. Alla famiglia del caporal maggiore Roberto Marchini, a tutti i suoi cari, va la solidarietà e il cordoglio profondo mio e del mio partito", scrive Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra.
Nei pressi del villaggio di Caghaz, 16 chilometri ad ovest di Bakwa
Esplode ordigno in Afghanistan, ucciso un militare italiano
(02 luglio 2011) Un'altra vittima tra i militari italiani in Afghanistan. E' accaduto questa mattina nei pressi del villaggio di Caghaz, 16 chilometri ad Ovest di Bakwa, nel distretto di Farah, quando un mezzo italiano è rimasto coinvolto dall'esplosione di un ordigno posizionato lungo la strada. A perdere la vita il caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo, originario di Palma Campania (Napoli). Tuccillo apparteneva al battaglione logistico Ariete di Maniago (Pordenone).
Un altro militare italiano è rimasto ferito ad una gamba in conseguenza dell'esplosione. Dallo Stato maggiore della Difesa precisano che non è in pericolo di vita. ''Il mezzo su cui i militari viaggiavano - rilevano allo Stato maggiore - era un autocarro pesante che faceva parte dell'aliquota logistica. Il veicolo stava rientrando da un'attività di ricognizione congiunta con l'esercito afghano''.
Il militare ferito, effettivo al 186° Reggimento Folgore di Siena, è stato trasportato in elicottero presso l'ospedale da campo Usa di Farah. Ha informato direttamente i propri familiari, rassicurandoli sulle sue condizioni di salute.
Con la morte del caporal maggiore scelto Tuccillo sale a 39 il bilancio complessivo delle vittime italiane nel corso della missione Isaf in Afghanistan.
L'ultimo tragico episodio risaliva al 4 giugno scorso, quando il tenente colonnello dei carabinieri Cristiano Congiu, intervenuto per difendere una donna americana, venne ucciso a colpi d'arma da fuoco mentre si trovava in una località della Valle del Panshir.
La salma di Tuccillo rientrerà in Italia lunedì prossimo, martedì si svolgeranno i funerali.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si legge in un comunicato, appresa con profonda commozione la notizia del grave attentato in cui ha perso la vita il caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo, mentre assolveva i propri compiti operativi nell'ambito della missione Isaf in Afghanistan, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese ha espresso alla moglie, signora Evelien Dwars, i sentimenti della affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al suo grande dolore.
Nella tragica circostanza, il capo dello Stato ha altresì chiesto al capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, di rappresentare alle Forze armate e in particolare all'Esercito i suoi sentimenti di cordoglio, di commossa solidarietà e di intensa partecipazione. Il presidente Napolitano ha anche chiesto al generale Abrate di far pervenire il suo incoraggiamento e un affettuoso augurio al militare rimasto ferito nell'attacco.
Cordoglio per la morte del militare italiano ha espresso tutto il mondo politico e istituzionale. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato che a fine anno o all'inizio del prossimo comincerà il graduale rientro dei nostri militari dall'Afghanistan. ''Questi pericoli - ha detto La Russa - purtroppo ci sono e continueranno a esserci, ma contemporaneamente abbiamo la consapevolezza che il lavoro che i militari hanno svolto è molto avanzato e quindi contiamo di poter rispettare i tempi e cominciare già dalla fine di quest'anno o dall'inizio dell'altro a fare rientrare gradualmente i primi soldati italiani e poi concludere entro il 2014 la fase di trasferimento al legittimo governo afghano dei poteri non solo politici ma anche militari''.
Battisti/ Il Quirinale esprime "incomprensione e dolore"
(Giovedí 09.06.2011) Silenzio assoluto, quasi una cappa di gelo: la notizia che il "terrorista Battisti" non sarebbe stato estradato in Italia e' stata accolta cosi', la notte scorsa. Ma per prassi, al Quirinale, in casi come questi si rimanda ai precedenti, e questi sono molto espliciti per capire lo stato d'animo del Colle. Uno stato d'animo sintetizzabile con due parole: "incomprensione" e "dolore". Incomprensione per una scelta che non ha fondamento di alcun tipo se non sull'assunto quasi offensivo che in Italia lo stato di diritto non sia pieno. Dolore per le vittime del terrorismo ed i loro familiari. Anche perche' piu' di una volta, in passato, Giorgio Napolitano si e' speso in prima persona per una soluzione diversa di una questione che, sia detto per inciso, aveva rischiato di sfociare in un incidente diplomatico ancora pochi giorni fa, in occasione delle celebrazioni del 2 Giugno a Roma. Il Brasile, fino all'ultimo momento, aveva tenuto la propria delegazione al piu' basso rango possibile, quello di ambasciatore, e solo poche ore prima dell'arrivo degli illustri ospiti che avrebbero dovuto assistere alla parata militare e brindare con il Presidente della Repubblica era giunta la notizia che Brasilia avrebbe mandato il suo ministro degli esteri. Per chiarezza: il minimo indispensabile per non far dore che l'invito era stato snobbato. Infatti gli italiani avevano fatto sapere che avrebbero accettato solo i capi di stato oppure i capi di governo, i loro vice o i ministri degli esteri. Per capire: lo stesso Giappone, alle prese con la ricostruzione post-sisma aveva chiesto di mandare, per motivi di agenda, il ministro della cultura, e Roma aveva risposto che a quel punto avrebbe fatto l'ambasciatore nipponico accreditato presso il Quirinale.
Insomma, la freddezza con il Brasile era gia' palpabile una settimana fa, presagio attendibile delle decisioni di stanotte, che giungono come piu' di una doccia fredda. Napolitano, nel tempo, ha fatto del caso Battisti una delle cifre del suo settennato. Lo scorso dicembre, di fronte ad un primo no, affido' il suo disappunto ad una nota ufficiale. "La decisione del Presidente Lula ha suscitato in me profonda delusione, amarezza e contrarieta'" disse pubblicamente. "Gli avevo scritto nel gennaio 2009, illustrandogli ampiamente le circostanze di fatto, e gli argomenti giuridici e politici, che chiaramente militavano per la concessione dell'estradizione di Cesare Battisti; gli riproposi tutti i termini della questione incontrandolo a L'Aquila in occasione del G8 e ricavai da quell'incontro motivi di fiducia nella comprensione, da parte brasiliana, delle ragioni dell'Italia", aggiunse, "A maggior ragione, mi appare incomprensibile la decisione, le cui motivazioni appaiono tanto infondate quanto insensibili alle garanzie dell'ordinamento giuridico e alla tradizione democratica del nostro paese. Non mi resta che confidare in una seria considerazione, nelle competenti sedi brasiliane, delle nuove istanze che saranno prodotte dalle autorita' italiane ; e rivolgere un pensiero addolorato alle vittime dei crimini di Battisti come di tutte le vittime del terrorismo".
Proprio di fronte ai parenti delle vittime del terrorismo, ancora il 9 maggio scorso smonto' l'affermazione alla base delle teorie giuridiche contrarie alla messa in liberta' del terrorista, vale a dire che in Italia lo stato di diritto godrebbe di sovranita' limitata. Ricordando gli Anni di Piombo, il Capo dello Stato disse: "Sul fronte della giustizia la battaglia fu vinta - ecco il come piu' importante - in nome e nel rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto, retaggio prezioso e irrinunciabile della lotta antifascista e della Resistenza". Poi, con chiaro riferimento a qualche giurista d'Oltreoceano: "Impressiona veder rievocate le teorizzazioni giustificazioniste del brigatismo rosso e le polemiche diffamatorie e ostili nei confronti delle istituzioni democratiche italiane e dei loro comportamenti. Un qualificato giurista francese che smonta quelle teorizzazioni e quelle polemiche come prive di plausibilita' giuridica, e che mostra come le misure di emergenza adottate dal Parlamento e attuate dalle autorita' del nostro paese furono 'proporzionate al pericolo istituzionale esistente', non travolsero le garanzie fondamentali sancite dalla Costituzione, non implicarono una trasformazione del nostro Stato di diritto in Stato autoritario, essendo 'ragionevolmente' - come sanci' la Consulta nel 1982 - rivolte a proteggere l'ordine democratico e la sicurezza pubblica contro un pericolo estremo". E se qualcuno ancora avesse avuto ancora bisogno di afferrare il concetto, ecco la citazione diretta del caso Batisti: "Ecco quel che va argomentato e ancora ribadito nettamente e fermamente, di fronte a residui pregiudizi, a residue mistificazioni, che pesano, ad esempio, sul rapporto tra Brasile e Italia nella vicenda dell'estradizione, rimasta incomprensibilmente sospesa, del terrorista Battisti".
"Il terrorista Battisti", lo chiamo'. Come a voler ricordare che altri terroristi, prima di lui, anteponevano la definizione "il boia" al nome della vittima del loro ultimo attentato. Ma di questo, pare di capire al Quirinale, qualcuno non ha tenuto conto. Che delusione, che amarezza
Schiaffo all'Italia, il Brasile libera Battisti
"La decisione del tribunale supremo federale del Brasile non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti".
Il presidente del Consiglio si ribella alla sentenza della corte brasiliana che ha deciso la scarcerazione dell'ex terrorista rosso.
Sulla stessa linea il ministro Frattini che annuncia: "Ci rivolgeremo alla Corte dell'Aja". Le date fondamentali del caso giudiziario: dalla fuga dalla Francia nel 2007 fino al carcere a Brasilia.
L'Associazione Nazionale "Le Vittime del Dovere d'Italia" che raggruppa moltissime vittime del dovere, della criminalità e del Terrorismo dello Stato Italiano non può accettare la decisione del tribunale supremo federale del Brasile: Tali decisioni sono contro i valori della vita e della legalità comune. Lo stato d'animo, l'incomprensione, il dolore delle vittime e familiari con questa decisione viene nuovamente ferito a morte.
E' fortemente traumatizzante e mortificante per le vittime, il solo parlare o nominare un nome di un assassino dopo aver ricevuta un'offesa così grande.
Pertanto rifiutando la decisione del tribunale supremo federale del Brasile, quest'Associazione condividendo lo stato d'animo delle vittime e quanto espresso dal Capo dello Stato Italiano Napolitano, dal Presidente del Consiglio, dal Ministro Frattini, condanna energicamente la decisione del tribunale supremo federale del Brasile e chiede allo Stato Italiano di perorare con estrema efficacia il tutto alla Corte dell'Aja .-
Per l'assassinio del carabiniere cinque arresti in Afghanistan
L'Associazione Nazionale Onlus "Le Vittime del Dovere d'Italia esprime cordoglio per la morte in Afghanistan del Tenente Colonnello Cristiano Congiu.
L'Ufficiale cinquantenne, di Roma, era in servizio presso l'ambasciata italiana a Kabul come esperto antidroga.
Fonti dell'Arma hanno precisato che si è trattato di un fatto di criminalità comune che non ha alcuna relazione con l'attività svolta sul territorio da Congiu in Afghanistan.
Secondo una prima ricostruzione, infatti, l'Ufficiale è stato colpito da un colpo di arma da fuoco durante una lite con un gruppo di afgani nella valle del Panjshir.
(04.06.2011) KABUL - Cinque persone, tutte afghane, sono state arrestate per italiano Cristiano Congiu, avvenuto ieri in Afghanistan, nella regione del Panjshir.
Sul posto è atteso ora l'arrivo di quattro investigatori italiani, nell'ambito dell'indagine aperta sull'assassinio del militare, morto in un agguato tesogli dopo aver difeso una donna.
L'amica del carabiniere italiano sarebbe ora in custodia cautelare, allo scopo di acquisire nuovi elementi utili all'inchiesta.
Ancora non è stato comunicato quando la salma di Congiu sarà rimpatriata.
Contemporaneamente, altre undici persone sono state catturate in Afghanistan con l'accusa di essere coinvolte negli attacchi simultanei di lunedì scorso a Herat capoluogo dell'omonima provincia sud-occidentale, uno dei quali prese di mira Camp Vianini, la base italiana dove ha sede il Prt, il Provincial Reconstruction Team, provocando il ferimento di cinque militari italiani, uno dei quali in modo grave: lo ha reso noto il governatore locale, Daud Sabbah, secondo cui tra gli arrestati vi è "un uomo che fece detonare la bomba nel centro cittadino", che fu cioè autore del secondo attentato, nel quale l'obiettivo dei guerriglieri.
Un ulteriore sospetto, ha aggiunto Sabbah, è stato fermato perché avrebbe pianificato un prossimo assalto al consolato americano.
Il bilancio complessivo degli attacchi fu di cinque morti e 52 feriti, compresi i soldati italiani ed esclusi invece gli aggressori, tra i quali due kamikaze.
Attacco a caschi blu in Libano: feriti sei italiani, nessuna vittima
Beirut, 27 maggio 2011 - (Adnkronos) - E' di sei feriti, il bilancio dell'attentato contro una pattuglia italiana nei pressi di Sidone, in Libano. Contrariamente a quanto emerso in precedenza da fonti della Difesa, quindi, ''non si registrano morti in conseguenza dell'esplosione dell'ordigno fatto deflagrare al passaggio dell'autocolonna italiana. In serata anche il militare che aveva riportato le ferite più gravi è stato giudicato ''fuori pericolo'', secondo il medico dell'ospedale 'Hammud' dove sono stati trasferiti i militari. Gli altri cinque, ha confermato il medico nel suo ultimo bollettino, ''hanno riportato ferite non gravi''.
Erano quattro i veicoli del convoglio del contingente Unifil obiettivo dell'attentato. Secondo 'al-Arabiya' la deflagrazione e' stata molto potente e ha distrutto l'ultimo veicolo del convoglio e colpito il terzo. Secondo la tv di Hezbollah, al-Manar, l'esplosione ha centrato l'ultimo veicolo, su cui viaggiavano quattro militari.
In precedenza al-Arabiya aveva riferito di due soldati italiani uccisi e altri cinque feriti a causa di un'esplosione verificatasi nella zona di Sidone. Secondo la tv libanese Future News, l'esplosione sarebbe avvenuta nei pressi del fiume Awwali. Stando a fonti della sicurezza libanese, contattate dall'agenzia di stampa Dpa, la deflagrazione e' avvenuta vicino allo stadio di Sidone, a poco piu' di 40 chilometri a sud di Beirut. Secondo il sito di al-Manar, tv vicina al movimento sciita Hezbollah, nell'esplosione sarebbero rimasti feriti anche due civili libanesi.
"Al momento nessun gruppo ha rivendicato l'attentato" riferisce ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL il colonnello Lorenzo Cucciniello, rappresentate dell'Unifil a Beirut.
Gli internauti islamisti che frequentano i forum di al-Qaeda in Internet stanno esultando per l'attentato e si dicono convinti che ci sia la mano di terroristi a loro vicini dietro questo attacco. Subito dopo l'attentato, su uno dei forum piu' frequentati, 'al-Shumukh', e' apparsa la notizia dell'esplosione di un ordigno nel sud del Libano con messaggio dal titolo: "Un'esplosione ha scosso la citta' di Sidone". Oltre alle prime notizie sul numero delle vittime inserite da alcuni utenti, uno dei membri del forum, Abu Shahid Lubnani 00, mostra di avere notizie di prima mano sull'attentato e di essere libanese. In un primo post afferma che "l'attentato e' avvenuto su un ponte che si trova poco fuori Sidone, lungo l'autostrada, ci sono delle vittime tra i soldati crociati. Sono stati usati 10 chili di esplosivo". E mente gli altri utenti esultano scrivendo "Allah e' grande" ed elogiano l'operato dei presunti terroristi di al-Qaeda, lui inserisce nuove informazioni con un commento e una minaccia: "E' stata presa di mira un'unita' italiana, che vadano all'inferno e ci restino per sempre. O adoratori della croce, questo e' solo l'inizio". Successivamente sempre questo utente scrive: "Le forze di sicurezza impediscono a chiunque di avvicinarsi al luogo dell'attentato, mentre la Croce Rossa porta i feriti nell'ospedale di Sidone. Le forze Unifil sono in uno stato di terrore in tutta la zona, mentre la sicurezza sta perlustrando l'area intorno al luogo dell'attentato". Leggendo gli altri post, circa una trentina scritti nella prima ora dopo la deflagrazione, si evince che tutti i membri dei forum jihadisti sono convinti che ad eseguire l'attentato siano stati uomini che fanno riferimento all'ideologia di al-Qaeda.
L'esplosione di questo pomeriggio e' avvenuta nel giorno in cui in Libano i caschi blu hanno partecipato a una cerimonia al quartier generale di Naqura in vista della Giornata internazionale dei peacekeeper delle Nazioni Unite. La Giornata, per ricordare i soldati morti in missione, viene celebrata ogni anno il 29 maggio. Dal 1978 (Unifil e' stata creata con la risoluzione 425 del Consiglio di Sicurezza Onu il 19 marzo di quell'anno) e fino alla notizia dell'esplosione odierna a Sidone, almeno 292 i soldati di Unifil morti in servizio.
L'unico precedente di nostri militari morti in Libano risale al 6 agosto 1997 quando durante un volo di addestramento notturno, un elicottero AB205 cadde al suolo a causa dell'improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche, provocando la morte dei Capitani dell'Esercito Antonino Sgro' e Giuseppe Parisi, il Maresciallo Capo dell'Esercito Massimo Gatti e l'Appuntato dei Carabinieri Daniel Forner.
Ma chi potrebbe essreci dietro questo attacco? Secondo Andrea Margelletti, presidente del CeSi (Centro Studi Internazionali), si tratta di "un messaggio molto preciso, diretto al contingente Onu''. ''E' un attentato molto strano -sottolinea l'esperto di geopolitica all'Adnkronos- perche' le nostre forze armate hanno sempre avuto rapporti eccellenti con il contesto locale''. ''Quella e' un'area completamente dominata da Hezbollah, e probabilmente questo attentato va inserito in una chiave di visibilita' che il partito di Dio potrebbe voler avere in quell'area. Anche se negli ultimi anni -sottolinea Margelletti- alcune fazioni scissioniste sciite e realta' estremiste palestinesi hanno cercato di avere un loro ruolo autonomo rispetto al partito di Dio".
Intanto, nel giorno dell'attentato il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, annuncia che il governo e' intenzionato a un disimpegno in Libano, come richiesto anche dalla Lega di recente. Una decisione, ha affermato Frattini, "di cui il governo ha gia' iniziato a parlare, non e' una novita'. Il dialogo, il confronto, va fatto dentro la maggioranza, ma interessando il presidente della Repubblica che e' il presidente del consiglio supremo di difesa. E' evidente che si tratta di una decisione -ha spiegato il titolare della Farnesina- che va comunicata in sede Onu, perche' questa non e' una missione dell'Italia, e' una missione delle Nazioni Unite. Quindi noi entriamo, riduciamo, usciamo, a seconda di come l'istituzione internazionale in qualche modo e' informata". In quanto al disimpegno, "siamo intenzionati a farlo, troveremo -ha ribadito Frattini- la modalita', che non puo' essere quella di dire da domani ce ne andiamo. E' una graduale riduzione nel Kosovo, nei Balcani, nel Libano, anche se nel Libano, come vedete da quello che accade in Siria, la situazione e' tutt'altro che serena", ha concluso il ministro.
Il ricordo di questo giovane "eroe" nelle parole del padre Giuseppe
Croce d'onore alla memoria ieri a Torino
per il giovane alpino Sebastiano Ville
(Giovedì 05 Maggio 2011) Francofonte - E’ stato Graziano Ville, a nome della famiglia, a ricevere ieri in Piazza Castello a Torino, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del 150° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano, la croce d’onore alla memoria di Sebastiano Damiano Ville (nella foto), il giovane militare francofontese, caduto il 9 ottobre in terra afgana, in seguito all’esplosione di un ordigno.
Il caporal maggiore scelto del 7° Reggimento Alpini è stato insignito dell’onorificenza in quanto “fulgidissimo esempio di attaccamento al dovere e di straordinaria professionalità che, con il suo estremo sacrificio, ha contribuito ad accrescere il prestigio della Forza Armata e dell’Italia in ambito internazionale, tenendo alti gli ideali di pace e solidarietà”.
Caratteristiche quelle elencate nel riconoscimento formale conferito ai familiari che non restano, però, mere parole di circostanza ma “dipingono - come ha sottolineato il padre Giuseppe - la personalità, il carattere forte ed altruista di Damiano. Un giovane che amava il suo lavoro, ma soprattutto viveva per aiutare gli altri anche nella quotidianità. Conoscevo già il valore di mio figlio – ha continuato
Ville, composto nel suo dolore - l’ho seguito in ogni passo e scelta della sua vita ma, dopo averlo perso, in seguito alla disgrazia che ci ha colpiti, ho visto quanto era amato, stimato, apprezzato, anche, da tantissima altra gente della sua città e dell’esercito. La solitudine dopo eventi luttuosi come questo, incentiva la tristezza. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere il sostegno di parenti ed amici, che ci vengono a trovare, che ci consolano solo con la loro presenza. Sentiamo molto la vicinanza delle istituzioni, dell’esercito, in particolare, che ci assiste, ci coinvolge in iniziative, proprio, perché nessuno vuole dimenticare il sacrificio di mio figlio e delle altre giovani vite spezzate in quel vile attentato. La cappella dove riposa Damiano – aggiunge - è sempre stracolma di fiori, di messaggi d’affetto nei suoi e nei nostri confronti. Francofonte, non potrò mai dimenticarlo, ha accolto il feretro di mio figlio scendendo in massa per le strade. Tutti, lacrime agli occhi, hanno voluto tributare un saluto, l’ultimo, al mio Damiano. Del “poeta”, così lo chiamavano i suoi commilitoni per il suo innato spirito goliardico, grazie al quale intratteneva ed incantava adulti e bambini, nella sua città resterà vivo il ricordo, in una piazza che porterà il suo nome”.
Un ulteriore attestazione di vicinanza alla famiglia, che l’amministrazione cittadina di Francofonte ci tiene a concretizzare.
“Il riconoscimento alla memoria di ieri - ha affermato il sindaco Giuseppe Castania - al di là del dolore ancora vivo in tutti noi, riempie d’orgoglio tutta la cittadinanza, che continuerà a dimostrare la vicinanza alla famiglia. La giunta ed il consiglio comunale hanno subito manifestato la volontà di lasciare di questo ragazzo, esempio di impegno e virtù, un segnale indelebile attraverso l’intitolazione di uno spazio cittadino, cercando di assecondare i desideri dei familiari. Intanto, il 9 ottobre prossimo - anticipa il primo cittadino- ci terremo a celebrare con un evento collettivo, l’anniversario della morte di Damiano”.
I poliziotti furono massacrati nel 1965 a colpi di fucile da caccia
Lentini, la polizia ricorda Rao e Reina
uccisi 46 anni fa per sedare una lite
di Damiano Chiaramonte
(Martedì 03 Maggio 2011) Lentini – La polizia commemora il sacrificio di due guardie di sicurezza uccise nel compimento del proprio dovere. Si tratta di Salvatore Reina e Carmelo Rao, di cui domani ricorre il 46° anniversario del duplice delitto, avvenuto Lentini nel 1965. Alla cerimonia di commemorazione, oltre al questore di Siracusa, Mario Caggegi, parteciperanno i familiari delle vittime e le autorità civili e militari. La funzione religiosa, che si terrà domani alle 17.00 nella chiesa di Sant’Alfio, sarà officiata dal cappellano della polizia di Stato, Salvatore Arnone.
Nella foto, da sinistra, Carmelo Rao e Salvatore Reina
Salvatore Reina e Carmelo Rao vennero uccisi il 4 maggio del 1965 mentre cercavano di sedare una lite tra due fratelli. Le due guardie di pubblica sicurezza, erano stati inviati a placare gli animi di uno dei fratelli in particolare, definito dai giornali dell’epoca “di indole particolarmente violenta ed irascibile”. Quest’ultimo, quando i due agenti giunsero sul posto, si era allontanato da qualche minuto. Rao e Reina avevano appena iniziato a parlare con i familiari quando l’uomo ritornò sul posto imbracciando un fucile da caccia, cogliendo gli agenti di sorpresa. Reina cercò di far ragionare l’esagitato, permettendo nel frattempo la fuga della madre e del fratello di questi, ma l’uomo fece fuoco uccidendolo ed abbattendo a fucilate anche Rao, che prima di morire riuscì a fare scudo con il proprio corpo ad alcuni bambini presenti nella strada in quel momento.
L’assassino tentò di entrare nell’abitazione dei familiari che si erano però barricati all’interno. Poi fuggì, ma fu arrestato il giorno dopo dagli agenti della squadra mobile di Siracusa che lo trovarono nel sottoscala di un edificio di Lentini dove aveva cercato rifugio.
Salvatore Reina, 43 anni, lasciò moglie e tre figli, il suo collega, 42enne, la moglie e due figli.
Afghanistan, muore un italiano
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - Il tenente Massimo Ranzani, alpino 36enne di Ferrara, è rimasto ucciso oggi nell'esplosione di un ordigno improvvisato in Afghanistan. L'attacco è avvenuto alle 12.45, ora locale, a 25 chilometri a Nord di Shindand. E' stato colpito un veicolo blindato Lince della Task Force Center del 5° Reggimento Alpini di Vipiteno. Altri quattro militari italiani sono rimasti feriti.
L'esplosione ha colpito il terzo mezzo di una pattuglia che rientrava da un'attività di Medcap, assistenza medica alla popolazione locale, in collaborazione con le forze afgane. I militari sono stati evacuati presso l'ospedale militare (Role 2) della base ''Shaft'' di Shindand, sede del comando della Task Force Centre.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla morte del tenente Ranzani. Il reato ipotizzato è di attentato a fini di terrorismo e di eversione. Il fascicolo è stato aperto dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti e affidato ai pubblici ministeri Giancarlo Amato e Franscesco Scavo.
L'utilizzo di ordigni improvvisati, gli Ied, nonostante gli importanti progressi svolti da ISAF per contrastarne la minaccia, rappresenta una delle modalità di azione tra quelle utilizzate dai ribelli e, nel 30 percento dei casi, colpisce vittime civili. Contrastare e prevenire gli attentati condotti con gli ordigni esplosivi improvvisati, è diventata una priorità per le forze alleate in Afghanistan. Gli Ied sono ordigni realizzati in maniera artigianale tramite l'impiego di parti di ordigni convenzionali, recuperati in via fortuita o attraverso contrabbando. Un fustino di detersivo, una lattina, una bottiglia: qualsiasi oggetto può diventare un ordigno esplosivo improvvisato. Gli Ied sono impiegati prevalentemente in tattiche di guerriglia e da organizzazioni terroristiche.
La natura non convenzionale degli Ied fa sì che ne possano essere creati di vario genere, a seconda delle capacità e delle disponibilità dell'attentatore. Un Ied può contenere anche componenti adatti alla guerra chimica, nucleare o batteriologica.
Gli Ied possono essere di varie dimensioni e forme, e contenere quantitativi differenti di esplosivo; questo rende difficoltoso prevederne la potenza, che può essere anche molto superiore a una mina anticarro di produzione industriale. Anche i detonatori possono variare: gli attentatori solitamente ricorrono a congegni militari di recupero ma, in mancanza di questi, possono anche utilizzare sistemi artigianali come, ad esempio, detonatori attivati a distanza da un telefono cellulare. In alcuni casi, l'Ied viene 'indossato' dal kamikaze, che si fa esplodere in prossimità del bersaglio.
Foibe, si celebra il giorno del ricordo. Napolitano: "Mai ostaggi del passato"
Roma, 10 feb. - (Adnkronos) - ''Il sacrificio delle generazioni che ci precedono non è stato vano se oggi possiamo insieme costruire un avvenire migliore per i nostri popoli e per l'Europa''. E' iniziato così l'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale in occasione del 'Giorno del ricordo' che commemora la tragedia degli italiani del confine orientale alla fine della seconda guerra mondiale. Il capo dello Stato ha ricordato che ''l'Adriatico dopo aver sofferto a lungo lacerazioni e conflitti viene oggi trasformato dalla prospettiva euroatlantica. Le nuove generazioni, slovene, croate, italiane si riconoscono in una comune appartenenza europea che arricchisce le rispettive identità nazionali'' mentre la presenza di minoranze nazionali nei tre Paesi ''rievoca vincoli storici e culturali che si snodano attraverso secoli e costituisce una ricchezza comune di cui fare tesoro'', in un quadro di fondo che ''è dunque una nuova comunità di valori tra i tre Paesi''. ''Siamo ormai -ha sottolineato il presidente della Repubblica- o stiamo per diventare tutti cittadini europei. Possiamo perciò guardare al passato come sono riusciti a fare tanti altri Stati dell'Unione e dell'alleanza atlantica dopo essersi combattuti aspramente e con devastazioni profonde e reciproche''.
Napolitano ha esordito ricordando come il suo primo discorso del 10 febbraio 2007 in occasione del Giorno del ricordo ''volle porre fine ad ogni residua congiura del silenzio, a ogni forma di rimozione diplomatica o di ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze''. 'In ciascun Paese -ha proseguito- si ha il dovere di coltivare le proprie memorie, di non cancellare le tracce delle sofferenze subite dal proprio popolo. L'essenziale è però -ha avvertito Napolitano- 'non restare ostaggi', come ho avuto modo di dire incontrando il presidente Turk, né in Italia, né in Slovenia, né in Croazia 'degli eventi laceranti del passato'. L'essenziale è non far nascere ancora 'conflitti dai ricordi''', secondo l'espressione dello stesso presidente sloveno Turk, citato da Napolitano.
Il capo dello Stato ha concluso esprimendo il suo apprezzamento per la ''sintonia col governo'' rappresentato dal sottosegretario Gianni Letta e dal ministro Ignazio La Russa e ha anche fatto proprio ''gli accenti di fiducia nel futuro'' dello scrittore e amico Enzo Bettiza. In particolare Napolitano ha mostrato di apprezzare il progetto della costruzione di un parco della pace da Caporetto a Duino, dove durante la prima guerra mondiale morirono un milione di europei.
Un invito a non dimenticare viene anche dal Presidente del Senato, Renato Schifani. "Anche quest'anno la data del 10 febbraio ci riporta alla memoria uno dei capitoli più dolorosi della storia d'Italia: il massacro di migliaia di italiani trucidati nelle foibe e il dramma smisurato e silenzioso di centinaia di migliaia di nostri connazionali, profughi istriani, fiumani e dalmati"."Che la tragedia di una terra e di un popolo non sia dimenticata. Che un'Europa finalmente libera dalle contrapposizioni etniche e dal desiderio di vendetta possa essere la patria comune nel cui seno -conclude il presidente del Senato- le due sponde dell'Adriatico ricordino la loro storia con la serenita' e la forza di chi respinge convintamente il male del proprio passato e, forte della propria memoria, guarda all'avvenire con ottimismo".
Il 20 gennaio le SS fecero esplodere i forni crematori
Olocausto, oggi il 'Giorno della Memoria'.
(27 gennaio 2011) La data scelta per celebrare il 'Giorno della Memoria' (27 gennaio di ogni anno) ricorda l'ingresso dell'Armata Rossa nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, avvenuto il 27 gennaio 1945, che mise fine alle atrocità compiute dal regime di Adolf Hitler e consentì di liberare i prigionieri.
In base alle indagini svolte immediatamente dopo la 'scoperta' del lager, esperti inglesi, americani e russi, che lavorarono di comune accordo, stimarono in circa 4 milioni gli ebrei che trovarono la morte nei forni crematori di Auschwitz-Birkenau. L'avanzata delle truppe sovietiche in Polonia, in direzione della Germania, obbligò i gerarchi hitleriani a evacuare i prigionieri da decine di lager e a distruggere gli impianti di sterminio, che secondo le stime più attendibili servirono complessivamente per il genocidio di circa 6 milioni di ebrei europei. L'ultimo trasporto dei prigionieri di ambo i sessi verso Auschwitz avvenne a piedi il 18 gennaio.
Nei giorni che precedettero la liberazione c'era nei prigionieri, secondo quanto riferirono i pochi sopravvissuti, una tensione drammatica, perché nel campo si trovavano soprattutto coloro che non potevano camminare. Quasi subito dopo l'ultimo trasporto, gli ufficiali delle SS cominciarono a bruciare i magazzini appiccando il fuoco con i vestiti imbevuti di benzina, strappati agli uomini uccisi nelle camere a gas. Il 20 gennaio le SS fecero esplodere i forni crematori numero 2 e 3, e la notte tra il 25 e il 26 anche il crematorio 5.
Il 27 gennaio, intorno alle ore 15, entrarono a Birkenau e Auschwitz i soldati sovietici della Prima Armata del Fronte Ucraino, comandata dal maresciallo Koniev: fu così che gli Alleati scoprirono la ''vergogna'' di Auschwitz. Grazie al racconto dei sopravvissuti il mondo venne a conoscenza del genocidio perpetrato.
Nel pomeriggio la camera ardente al Policlinico militare del Celio
In Italia la salma dell'alpino ucciso in Afghanistan.
Rischio paralisi per Barisonzi
Roma, 20 gen. - (Adnkronos/Ign) - Torna a casa il caporal maggiore Luca Sanna. Il C-130 con a bordo la salma dell'alpino ucciso in Afghanistan due giorni fa è atterrato questa mattina all'aeroporto di Ciampino. Ad accogliere la salma del militare, oltre ai familiari, la moglie Debora abbracciata alla madre dell'alpino, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, la presidente della Regione Lazio Renata Polverini e il Sindaco di Roma Gianni Portato a spalla dai commilitoni di Luca Sanna, il feretro avvolto nel tricolore è stato avvicinato subito da Schifani, poi sono partite le note del Silenzio. Tutti si sono incamminati, sotto la pioggia, seguendo la salma. In capo alla fila, la moglie e la madre del militare. Accanto il ministro La Russa e il presidente del Copasir Massimo D'Alema.
A partire dalle ore 16 sarà aperta la camera ardente allestita presso il Policlinico militare del Celio al centro di Roma. Le esequie solenni si terranno domani alle ore 10 nella basilica romana di S. Maria degli Angeli.
Eseguita l'autopsia sul corpo di Luca Sanna, è emerso che la sua morte, come riferito all'Adnkronos Salute Paolo Arbarello, direttore dell'Istituto di Medicina legale dell'Università La Sapienza di Roma, "è stata causata da due colpi di arma da fuoco esplosi da media distanza. Entrambi mortali".
Intanto, La Russa nella sua informativa al Senato su quello di ieri che ha definito "non un episodio di fuoco amico, ma un vero e proprio attentato compiuto in modo proditorio", ha detto che il caporal maggiore Luca Barisonzi è attualmente ricoverato all'ospedale di Ramstein in Germania. E rischia la paralisi.
La Russa ha precisato che Barisonzi, assistito dai familiari e da un equipe medica italiana, al momento non è stato ancora operato: è una decisione di cui si sta valutando "la possibilità e l'opportunità" dato che "essendo stato colpito all'altezza della cervicale" l'intervento sarebbe particolarmente delicato, anche alla luce del fatto che il soldato ha subito "il blocco degli arti". Per Barisonzi, ha ricordato La Russa, questa era la prima missione in Afghanistan. Ma poi parlando con i giornalisti ha detto che "preoccupano" le sue condizioni: "continuiamo a sperare che la situazione possa evolversi positivamente, ma il pericolo (di una paralisi, ndr) esiste"
"In nostri ragazzi e ragazze impegnati laggiù - ha continuato - fanno parte della migliore gioventù italiana". La Russa ha citato il morale dei soldati italiani da lui visitati più volte recentemente e ha espresso la speranza che quest'episodio sia "solo la coda del 2010 e che nel 2011 non si verifichino nuovi eventi luttuosi".
Il ministro ha anche auspicato che il dibattito sul senso della missione, pur legittimo, non assuma connotati pretestuosi e soprattutto "non si riapra in momenti come questi" quando, invece, "il miglior modo per onorare il sacrificio dei nostri soldati è quello di proseguire la missione", non solo per onorare gli impegni internazionali ma anche per impedire che dall'Afghanistan "possano partire azioni terroristiche contro le nostre città".
La Russa ha infine detto che il generale Petreus, comandante della missione Isaf, ha visitato stamattina il contingente italiano di Herat per far sentire "che l'azione del nostro governo produce un plus di attenzione che in casi come questo è positivo anche per il morale dei nostri soldati".
Scontro a fuoco in Afghanistan.
Ucciso un italiano, un altro è ferito
Roma, 18 gen. (Adnkronos) - Un militare italiano, rimasto ferito in uno scontro a fuoco all'interno di un avamposto italiano a Bala Murghab, in Afghanistan, è morto. E' quanto si apprende da fonti militari.
Il militare era stato colpito alla testa da un colpo d'arma da fuoco. Lo scontro ha causato anche il ferimento di un altro militare italiano.
Poco prima della notizia del decesso del soldato, il ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva informato delle sue ''condizioni disperate''. La Russa aveva precisato che il militare ferito più gravemente è stato colpito alla testa "e la sua vita è appesa ad un filo", mentre l'altro militare italiano è stato colpito ad una spalla.
''Stiamo raccogliendo informazioni dettagliate. Non dovrebbe trattarsi di un abituale conflitto a fuoco, ma attendiamo conferme'', ha aggiunto La Russa che in mattinata ha preso parte all'aeroporto militare di Villa di Valle (Roma), alla cerimonia di passaggio di consegne al vertice della difesa tra il generale Vincenzo Camporini e il generale Biagio Abrate. ''Questa notizia - ha concluso il ministro - turba in maniera dolorosa la celebrazione del cambio alla guida delle forze armate''.
Morto militare italiano in Afghanistan
Matteo Miotto, veneto di Thiene, si trovava nel Paese da luglio. La Russa: rabbia per fatalità
(31 dicembre 2010) ROMA - Un alpino è stato ucciso in Afghanistan. Il caporal maggiore Matteo Miotto era in forza al 7/o reggimento alpini di Belluno ed è stato ucciso mentre era in servizio all'interno della base avanzata 'Snow' nella valle del Gulistan. Miotto, 24 anni, veneto di Thiene, si trovava in Afghanistan da luglio.
Assieme agli uomini del suo reparto e a una componente del genio era impiegato nella Task Force South East, la task Force italiana che dal primo settembre ha iniziato ad operare nell'area al confine con l'Helmand.
Il militare italiano è stato ucciso "a seguito di un colpo di arma da fuoco" mentre si trovava "all'interno della base" di Buji, dove prestava servizio. Lo si apprende da fonti militari. Il proiettile, riferiscono le stesse fonti, è penetrato in prossimità della spalla, nella parte lasciata scoperta dal giubbetto, ed ha raggiunto organi vitali. Nonostante i soccorsi, immediati, non c'é stato niente da fare. I fatti sono avvenuti alle 15, ora locale.
Nel Gulistan (provincia di Farah), una delle zone più 'calde' del settore affidato al controllo dei militari italiani, al confine con l'Helmand, dal primo settembre operano gli alpini del 7/o reggimento di Belluno, che costituiscono l'ossatura della Task force south east, composta anche da militari di altri reparti.
Il 4 ottobre scorso, proprio nella valle del Gulistan, si verificò l'imboscata in cui morirono altri quattro soldati italiani. L'area affidata al controllo degli alpini, denominata Box Tripoli, era un tempo sotto comando statunitense.
In questi pochi mesi i militari italiani hanno portato avanti una serie di iniziative (tra cui quattro progetti di cooperazione civile-militare) con "notevole successo", come ha sottolineato solo qualche settimana fa il generale David Petraeus, comandante della missione Isaf in Afghanistan, in visita agli alpini del Gulistan.
NAPOLITANO PARTECIPA AL DOLORE DEI FAMILIARI E A CORDOGLIO FORZE ARMATE - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dell'attentato nel distretto di Gulistan in cui ha perso la vita un militare italiano, impegnato nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan - si legge in una nota - esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del caduto e al cordoglio delle Forze Armate.
SCHIFANI, ITALIANO CADUTO IN LOTTA AL TERRORISMO - "Un altro caduto italiano nella lotta al terrorismo internazionale e per la tutela della pace, della democrazia e della sicurezza internazionale. Una nuova pagina dolorosa per l'Italia". Così il Presidente del Senato, Renato Schifani, subito dopo aver appreso la notizia dell'uccisione di un militare italiano in Afghanistan. "Il nostro Paese - ha aggiunto il Presidente del Senato - sta pagando un pesantissimo prezzo di sangue per la pace in una delle aree più difficili e tormentate del pianeta". "Desidero in questa occasione rinnovare la solidarietà e l'abbraccio ideale a tutti i nostri soldati impegnati nella fondamentale missione in Afghanistan e nelle altre operazioni all'estero. Sentimenti che ebbi già avuto modo di esprimere la vigilia di Natale nel corso della mia visita alla base di Herat. Ai familiari del soldato caduto e al Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Vincenzo Camporini - conclude il Presidente Schifani - giunga il sentimento del più profondo cordoglio e la più sentita vicinanza mia personale e dell'intera Assemblea di Palazzo Madama".
LA RUSSA, RABBIA PER FATALITA' - "Il nostro soldato è stato colpito da un solo colpo in uno dei punti scoperti sia da protezioni fisse che personali: quindi una fatalità, che fa ancora più rabbia". Lo ha detto all'ANSA il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, confermando che il militare è stato ucciso da un cecchino. "I cecchini non sono una novità, ma finora non avevano mai ferito nessuno", ha detto il ministro.
IL CORDOGLIO DI FRATTINI -
Il Ministro degli Esteri Franco Frattini esprime il suo personale cordoglio e quello della Farnesina per la tragica scomparsa del militare italiano avvenuta oggi in Afghanistan. "Il primo pensiero va ai familiari del nostro soldato, ai quali siamo particolarmente vicini, consapevoli - si legge nella nota - che il dolore è ancora più grande in questi giorni destinati alla festa e che per loro si trasformano in momenti di tragica disperazione". "Quello odierno - aggiunge Frattini - è in termini di tempo l'ultimo, carissimo contributo pagato dai nostri soldati nella loro encomiabile lotta contro il terrorismo internazionale, finalizzata a garantire pace e sicurezza al nostro Paese ed alla nostra società". "Il modo migliore per onorare la memoria dei giovani e delle giovani che hanno pagato con la vita l'impegno del nostro Paese per sconfiggere il terrorismo è mantenere salda la rotta e proseguire, con la professionalità e l'impegno di sempre e che tutti riconoscono ai nostri soldati, nello sforzo per favorire quanto prima il processo di transizione ed afghanizzazione che consentirà di affidare all'esercito ed alla polizia afgani il controllo del proprio territorio", conclude Frattini.
DI PIETRO, VICINI A FAMILIARI MILITARE MORTO - vicini ai famigliari del militare morto in Afghanistan. A loro e a tutti i soldati impegnati in quei territori esprimiamo tutto il nostro cordoglio. Quest'anno si chiude con un sentimento di dolore per un'altra vittima di questa brutta guerra. Oggi è un giorno di lutto, un giorno di silenzio e non ribadiremo le nostre posizioni, ma chiediamo al governo di venire a riferire in Parlamento al più presto". Lo afferma il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.
L'Associazione Nazionale Onlus "Le Vittime del Dovere d'Italia", nell'Apprendere la triste notizia, esprime profonda commozione per la morte del caporal maggiore Matteo Miotto, deceduto nell'Adempimento del Dovere, in servizio in Afghanistan. Si associa al dolore della famiglia Miotto e ai componenti del 7^ Reggimento Alpini di Belluno.
Bomba e spari in Afghanistan: morti quattro militari italiani
(09 ottobre 2010) Quattro militari italiani sono rimasti uccisi in Afghanistan per l'esplosione di un ordigno nel distretto del Gulistan, a circa 200 km a est di Farah, al confine con l'Helmand. Sono tutti Alpini. Lo conferma la Farnesina. Un quinto soldato è rimasto gravemente ferito ma è cosciente. E' stato trasportato in elicottero all'ospedale Delaram, riferisce il generale Massimo Fogari, capo ufficio stampa dello Stato Maggiore della Difesa.
Fogari riscostruisce anche la dinamica dell'attacco. Un ordigno è esploso, alle ore 9.45 locali, al passaggio di un convoglio logistico investendo il mezzo sul quale si trovavano i 4 militari italiani morti e il ferito. Prima la deflagrazione, poi 'spari a tiro teso' ad opera dei guerriglieri contro un'autocolonna di 70 mezzi compresa la scorta costituita dal blindato 'Lince' su cui si trovavano i nostri connazionali.
"L'attacco è stato contro un'autocolonna - ha spiegato il generale Fogari - che stava portando materiale nella provincia del Gulistan per costruire una base avanzata. A seguito dell'esplosione 4 militari sono morti ed un quinto è rimasto ferito. Ed il pronto intervento dei militari a scorta della colonna ha messo in fuga i guerriglieri". "E' un tipico attacco condotto da guerriglieri - ha spiegato ancora il generale Fogari - fanno esplodere un ordigno, poi aprono il fuoco e quindi si danno alla fuga".
Per quanto riguarda l'esplosione il generale Fogari ha precisato che "in 20 anni di guerra in Afghanistan si può trovare qualsiasi tipo di esplosivo per costruire un ordigno rudimentale e anche potente". "L'Afghanistan è un teatro molto impegnativo - ha concluso - la tensione sempre alta e il livello di vigilanza delle nostre forze e' sempre al massimo".
Chi sono i quattro alpini morti. Uno di loro, Sebastiano Ville, era originario di Francofonte, in provincia di Siracusa. Gli altri sono: il caporal maggiore Gianmarco Manca, nato il 24 settembre del '78 ad Alghero e il caporal maggiore Marco Pedone nato a Galliano del Capo in provincia di Lecce il 14 aprile dell'87. Entrambi erano di stanza al VII Reggimento Alpini di Belluno.
Le generalità dei militari sono state rese note dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa durante una conferenza stampa in cui dopo aver espresso profondo cordoglio e dolore per le vittime, ha spiegato che il convoglio di mezzi civili e militari attaccati oggi dai terroristi afghani era già stato presa di mira ieri. Il ministro è tenuto costantemente informato sull'evolversi della situazione da parte del Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Scontro a fuoco in Afghanistan, feriti due militari italiani: "Non sono in pericolo"
(02 ottobre 2010) Roma, 2 ott. (Adnkronos) - Due militari delle forze speciali italiane in forza alla Task Force 45 sono rimasti feriti nel corso di uno scontro fuoco avvenuto oggi alle 10.40 locali nel distretto di Javand, nella provincia di Badghis a nord di Herat.
Lo scontro a fuoco si è verificato nel corso di un'operazione congiunta con l'esercito afghano, che si è conclusa, sottolinea il Maggiore Mario Renna, Portavoce del Comandante del Regional Command West della missione Isaf, ''con la cattura di cinque insorti e infliggendo perdite agli avversari''.
Soccorsi, i due militari, ''che non sono in pericolo di vita '', sono stati trasferiti a bordo di elicotteri verso l'ospedale militare di Herat, dove sono stati entrambi operati per ferite alle braccia. Nello scontro a fuoco sono rimasti feriti in modo piu' lieve anche tre militari dell'esercito afghano.
A quanto apprende l'ADNKRONOS da fonti militari, uno dei due militari italiani rimasti feriti è un incursore di Marina del Goi (Gruppo Operativo incursori).
Afghanistan: morto uno degli italiani feriti
La vittima è il tenente Alessandro Romani del nono Reggimento d'assalto Col Moschin
(17 settembre 2010) HERAT - E' morto uno dei due operatori delle forze speciali italiane rimasti feriti oggi da colpi di arma da fuoco durante un'operazione per la cattura di alcune persone che avevano piazzato poco prima un ordigno lungo una strada. Si tratta del tenente Alessandro Romani del nono Reggimento d'assalto Col Moschin.
Alessandro Romani, celibe, era nato a Roma il 18 luglio del 1974. Alle spalle aveva numerose missioni internazionali.
Tutto è cominciato stamani, quando un aereo senza pilota Predator italiano, mentre sorvegliava dall'alto l'area ad est di Farah, ha avvistato lungo la strada che conduce a Delaram alcune persone intente a posizionare un ordigno sotto il manto stradale. Sempre il Predator ha 'seguito' gli attentatori e segnalato il luogo dove questi si erano rifugiati.
Subito è scattata l'operazione finalizzata alla loro cattura alla quale ha preso parte la task force 45, vale a dire gli uomini delle forze speciali italiane. A bordo di un elicottero Ch 47, scortato da due Mangusta, i commandos si sono portati sul posto ma proprio in questa fase - non è chiara se quando l'elicottero è atterrato, oppure era ancora in volo - due militari sono stati raggiunti da colpi di armi da fuoco leggera, presumibilmente Kalashnikov. Immediatamente soccorsi i due, un ufficiale e un militare di truppa, sono stati ricoverati all'ospedale militare da campo di Farah.
Il ferimento di due militari è avvenuto, secondo quanto si è appreso, a terra, mentre era in corso l'attacco alla casa nella quale si erano rifugiati gli insorti. Erano 4, in particolare, i terroristi avvistati dal Predator mentre stavano piazzando un ordigno esplosivo.
(fonte ANSA)
Rientrati in Italia i militari caduti. Oggi le esequie.
Roma, 30 lug.- E' il giorno dell'addio al primo maresciallo Mauro Gigli e al caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, morti in Afghanistan mercoledì scorso, vicino a Herat per l'esplosione di un ordigno.
L'aereo, un C-130, che trasportava i feretri è atterrato questa mattina poco dopo le 9 all'aeroporto di Ciampino. Ad accompagnare le salme il generale di Corpo d'Armata Giorgio Cornacchione, comandante del Comando Operativo di vertice Interforze.
Ad accogliere sulla pista dell'aeroporto militare di Ciampino i feretri dei caduti in Afghanistan, oltre ai familiari il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, il presidente del Senato Renato Schifani, il parlamentare del Pdl Gianfranco Paglia, ex ufficiale dell'Esercito ferito in battaglia a Mogadiscio, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Tra i vertici militari erano presenti il capo di Stato maggiore dell'Esercito, generale di Corpo d'armata Giuseppe Valotto, il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini.
Dopo l'atterraggio, i feretri sono stati portati sulla pista dai loro rispettivi commilitoni e posti davanti al Picchetto d'Onore per gli onori militari. Secondo quanto prevede il protocollo le salme dei caduti hanno ricevuto la benedizione di monsignor Vincenzo Pelvi, ordinario militare. Poi l'esecuzione del silenzio, interrotto dal pianto del figlio di 7 anni di Gigli, tenuto in braccio dal fartello di 19. Con loro la madre Vita Maria. Per De Cillis erano presenti la madre e la moglie Catia De Lucia. Quindi il saluto di Napolitano che per alcuni istanti ha poggiato le mani sulle bare avvolte dal Tricolore.
Dopo l'autopsia, dalle 15 alle 16.30, sarà allestita la camera ardente al Policlinico Militare Celio di Roma mentre le esequie solenni si terranno nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma alle 18.
Quest'Associazione Nazionale Onlus "Le Vittime del Dovere d'Italia, nell'apprendere la triste notizia, manifesta Profondo cordoglio alle famiglie dei caduti, Vittime per la libertà e per la pace. Poniamo inoltre tutta la nostra massima solidarietà ai Feriti colpiti dal tragico evento.
Il Presidente Naz. dell'Associazione
Afghanistan, l'ultimo racconto di Mauro Gigli
in un'intervista all'Adnkronos
Roma, 29 lug.- Un'intervista al primo maresciallo Mauro Gigli, morto ieri insieme al suo collega, il caporalmaggiore Pierdavide De Cillis, per l'esplosione di un ordigno rudimentale, e' stata realizzata nell'aprile scorso a Herat dal giornalista Marco Liconti. Il video, girato durante un'esercitazione per neutralizzare gli Ied, gli ordigni artigianali usati dagli insorti contro le truppe Nato, testimonia la quotidiana battaglia degli specialisti dell'esercito contro la minaccia piu' temibile e che assume un valore straordinario dopo la tragica scomparsa del protagonista.
Nato il 3 aprile 1969 a Sassari, il 1° Maresciallo Mauro Gigli era effettivo al 32° Reggimento Genio di Torino (Brigata Alpina Taurinense). Il Caporal Maggiore Capo Pierdavide De Cillis era invece nato il 25 febbraio 1977 a Bisceglie (Bari) e apparteneva al 21° Reggimento Genio di stanza a Caserta.
I due militari facevano parte della Task Force Genio inquadrata nel contingente italiano in Afghanistan e avevano al loro attivo numerose missioni all'estero durante le quali avevano effettuato un elevato numero di interventi di disinnesco di ordigni esplosivi. Nell'ambito dell'operazione di ieri, i due genieri erano inquadrati in un dispositivo composto da 36 militari su 8 veicoli blindati Lince, uno dei quali in versione ambulanza.
Erano specialisti del Genio ed erano impegnati in operazioni di disinnesco
Afghanistan, esplode ordigno vicino ad Herat:
muoiono due militari italiani
(Herat, 28 luglio 2010) Due militari italiani sono morti in seguito ad un attentato nei pressi di Herat. Si trovavano, riferiscono all'Adnkronos fonti militari, a circa 20 km dalla città occidentale afghana quando sono stati investiti dall'esplosione di un ordigno rudimentale.
I due militari erano specialisti del Genio ed erano impegnati in operazioni di disinnesco. I nostri connazionali facevano parte di un team Iedd (Improvised Explosive Device Disposal), specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi improvvisati, intervenuto intorno alle 20 locali per il disinnesco di una bomba rudimentale segnalata dalla polizia afghana.
Dopo aver verificato la presenza dell'ordigno, i due genieri hanno proceduto alla sua neutralizzazione. Ma nel perlustrare la zona circostante per accertare l'eventuale presenza di altri ordigni, i due sono stati investiti da una forte esplosione che ne ha causato la morte.
''Sono in corso i rilievi'' per accertare la dinamica dell'esplosione, ''per il momento tutte le ipotesi sono aperte'' ha detto all'Adnkronos il Maggiore Mario Renna, portavoce del Comando del Regional Command West della missione multinazionale Isaf. ''Bisogna fare luce su quanto è accaduto, al momento è presto per trarre conclusioni'', ha aggiunto. In particolare, si cercherà di accertare se l'esplosione dell'ordigno sia stata provocata a distanza con un telecomando o al contrario se sia stata accidentale.
La notizia è stata data dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo. ''Purtroppo devo fare un inizio doloroso - ha detto il premier - Ho appreso la notizia della morte di due nostri soldati in Afghanistan. Sono molto rattristato. Ci sono ancora due caduti. Ogni volta che succede una cosa di questo genere ci poniamo la domanda se vale la pena di restare in quel Paese. Io dico che ne vale la pena".
''Profondo dolore'' per la scomparsa dei due militari ha espresso il segretario nazionale del Partito democratico, Pier Luigi Bersani. E "cordoglio e vicinanza ai familiari dei due soldati italiani uccisi ad Herat'', sono stati espressi a Montecitorio da Erminio Quartiani, deputato del Pd e membro dell'ufficio di presidenza del gruppo dei Democratici alla Camera. Per Quartiani però ''la vicenda purtroppo rende non più eludibile la questione della sicurezza dei nostri militari in Afghanistan: per questo chiediamo che il governo riferisca alla Camera sulle condizioni in cui il nostro contingente si trova ad operare''.
''L'Italia dei Valori si stringe attorno alle famiglie dei due militari uccisi ad Herat ed esprime loro il più profondo cordoglio - afferma in una nota il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro - Oggi è un giorno di lutto per tutto il Paese e ogni polemica sulla nostra presenza in Afghanistan risulterebbe strumentale. Per questo, a tempo debito, ribadiremo le ragioni per le quali l'Idv è contraria a una missione che è risultata fallimentare, come dimostrato dal dossier diffuso da Wikileaks''.
Rapporto sul quale si concentra Margherita Boniver, deputata del Pdl e presidente del Comitato Schengen, secondo la quale ''la preoccupazione del presidente Obama in merito alla divulgazione di migliaia di pagine di rapporti militari da parte di Wikileaks ha purtroppo avuto un immediato e tragico riscontro che colpisce profondamente l'Italia ma anche tutta la comunità internazionale impegnata nel teatro afgano''.
Dal 2004 ad oggi sono 27 i soldati italiani caduti in Afghanistan e morti per diverse cause.
La sparatoria nei pressi di Bala Murghab. Un elicottero è stato lievemente danneggiato
Afghanistan, tre italiani feriti in uno scontro a fuoco: uno è grave
Herat, 16 lug.2010 - Tre militari italiani sono rimasti feriti in uno scontro a fuoco in Afghanistan, nell'area di Bala Murghab, nel settore nord della regione posta sotto il Comando italiano. Uno dei soldati italiani è in gravi condizioni ma non è in pericolo di vita.
''Questa mattina - ha annunciato il ministro della Difesa Ignazio La Russa - c'è stato un conflitto a fuoco in Afghanistan. Sono rimasti feriti tre militari italiani, uno in maniera molto seria''. Si tratta di un ufficiale ''colpito, in particolare, al polmone'', ha precisato La Russa. Ora ''è ricoverato ad Herat - ha detto il ministro della Difesa - dove è stato trasportato a bordo di un elicottero che è stato a sua volta colpito dagli insorti e ha dovuto fare una sosta in una base spagnola''. Il militare ''non è in imminente pericolo di vita ma la prognosi resta assolutamente riservata. Il Consiglio dei ministri gli ha rivolto un affettuoso augurio con la speranza che superi completamente questa fase''. Gli altri due soldati, ha aggiunto, sono feriti ''uno in modo lieve e l'altro in maniera non particolarmente grave''.
Ad ogni modo, nessuno dei tre soldati è in pericolo di vita, informa il Comando italiano di Herat. E i due feriti più lievi sono ancora presso la base di Bala Murghab.
Lo scontro a fuoco con un numero imprecisato di insorti è avvenuto stamattina alle 11 ora locale (le 8.30 in Italia) a sud dell'abitato di Bala Murghab. Nel corso del combattimento, un elicottero è stato lievemente danneggiato.
L'area di Bala Murghab ''è diventata una zona molta pericolosa, forse anche perché prima non c'eravamo'', ha proseguito il ministro della Difesa. ''E' la zona che io presumo - ha detto - sia percorsa dai talebani che vengono sospinti verso Nord dall'azione condotta a Sud dai militari americani e inglesi''. Secondo il ministro della Difesa si tratta di una vera e propria ''via di fuga'', dove i nostri soldati hanno ora ''una presenza importante'' e dunque ''il pericolo di conflitti a fuoco è più frequente e evidente''.
Nessun ferito, invece, questa mattina quando un attentatore suicida a bordo di un'auto si è fatto esplodere nei pressi dell'ingresso sud della base del Regional Command West (Rc-W) di Herat, nell'Afghanistan occidentale, a guida italiana. Ne dà notizia una nota di Rc-W, in cui si precisa che l'autobomba è esplosa alle 6.25 ora locale (le 3.55 in Italia).
Nessun danno a persone o cose è stato riscontrato all'interno di Camp Arena. L'attentatore a bordo dell'auto si è scagliato contro un veicolo della polizia afghana in transito. Per l'esplosione tre agenti afghani sono rimasti feriti e sono stati ricoverati nell'ospedale spagnolo di Camp Arena. L'area dell'esplosione è stata cordonata dalla forze di Isaf per indagare su quanto avvenuto.
Nella sala consiliare del municipio foggiano, allestita la camera ardente
Giunta a Foggia dall'Afghanistan la salma del caporalmaggiore Positano
Foggia, 25 giu.2010 - E' arrivata all'aeroporto militare 'Amendola' di Foggia la salma di Francesco Positano, 29 anni, il caporalmaggiore dell'Esercito morto in un incidente a Shindad in Afghanistan. C'erano ad aspettarla i genitori, il fratello, la moglie e i suoceri, oltre al sindaco Gianni Mongelli.
Contrariamente a quanto comunicato in precedenza non saranno necessari ulteriori pratiche ed esami medico-legali, quindi la bara verra' portata entro Mezzogiorno nella sala consiliare del Municipio del capoluogo dauno dove e' stata allestita la camera ardente.
A Roma l'ultimo addio agli alpini uccisi Bossi: "Missione purtroppo necessaria
Roma, 20 maggio - Si sono conclusi nella basilica di Santa Maria degli Angeli i funerali del sergente maggiore Massimiliano Ramadù e del caporal maggiore scelto Luigi Pascazio, i due alpini della Brigata Taurinense uccisi lunedì in Afghanistan. Presenti le più alte cariche dello Stato e il caporal maggiore Gianfranco Scirè, rimasto ferito nello stesso attentato.
"Luigi e Massimiliano hanno vissuto per gli altri e sono morti per gli altri: sono morti come hanno vissuto, offrendo la loro vita per gli altri", ha detto monsignor Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l'Italia, durante l'omelia. "Luigi e Massimiliano - ha sottolineato ancora l'alto prelato durante l'omelia - hanno scelto la professione militare volendo partecipare in modo attivo e creativo alla pace, hanno scelto di donare tutto loro stessi per gli altri. Sapevano bene che la vera disgrazia sarebbe stata morire per niente e per nessuno. Ed è stata proprio la loro morte a rendere più evidente il vivere per gli altri". "Hanno scelto di non vivere per se stessi, non hanno voluto un'esistenza tesa solo alla propria soddisfazione e alla propria gloria, senza alcuna prospettiva di amore. Al contrario, hanno preferito vivere per gli altri, sostituendo all'io il noi", ha affermato.
"Per i nostri giovani militari - ha detto ancora monsignor Pelvi - le missioni di pace sono una questione d'amore per dare dignità e democrazia a chi piange e soffre nelle terre più dimenticate. Amore e pace sono inseparabili". E "il sacrificio dei nostri militari non è vano, non solo per l'Afghanistan, ma anche per l'Italia e il mondo intero", ha aggiunto, perché "le condizioni di insicurezza di altre nazioni, se non contenute e sradicate, possono ostacolare il progresso della famiglia umana". "Ignorare il pericolo terrorista - ha aggiunto l'alto prelato - non allontana la minaccia, ma la porta dritta al cuore delle nostre città. La rinuncia a pensare il mondo al di là del proprio interesse immediato, la sfiducia nell'azione umanitaria, la diffidenza verso ogni universalismo, tutto questo è la tomba dell'umanità".
"Ricordiamo il servizio reso dai nostri figli e dai militari di altre nazioni resta un evento scritto per sempre nella storia della pace, un patrimonio che deve irrobustire la coscienza nazionale unitaria degli italiani", è stato l'invito di monsignor Pelvi.
Un lungo applauso ha accompagnato l'uscita dei due feretri dalla basilica. A rendergli gli onori militari un reparto interforze. Le bare erano precedute dall'ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi e dai sacerdoti concelebranti e dalla corona del presidente della Repubblica. Dietro i familiari dei militari, in preda a un dolore straziante, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; quelli del Senato, Renato Schifani, della Camera, Gianfranco Fini, del Consiglio, Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Dopo la benedizione dei feretri, il presidente della Repubblica ha abbracciato e salutato i familiari dei caduti.
Le salme verranno ora condotte nei luoghi di origine dove si svolgeranno le esequie private per la sepoltura.
Afghanistan, in Italia le salme dei militari caduti. Omaggio di Napolitano
Roma, 19 maggio 2010 - E' atterrato questa mattina all'aeroporto di Ciampino il C130 che ha riportato in Italia le salme di Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio, i due militari della Brigata Taurinense rimasti uccisi nell'attentato di lunedì sulla strada per Bala Murghab.
Ad attendere i due feretri il capo dello Stato Giorgio Napolitano, i familiari dei caduti, le massime autorità dello Stato e i vertici militari.
Ramadù e Pascazio sono stati promossi al grado superiore per essere caduti nel corso di operazioni militari, rispettivamente al grado di sergente maggiore e caporale maggiore scelto. Oggi verrà aperta la camera ardente al Celio (dalle 16 alle 20), mentre domani sono previsti i funerali di Stato nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma a partire dalle 10. Dopo i funerali le salme verranno condotte nei luoghi di origine dei due caduti dove si svolgeranno le esequie private per la sepoltura.
Il C130 era decollato alle 23;57 da Abu Dhabi. Pochi minuti dopo l'atterraggio i feretri avvolti nelle bandiere tricolori sono stati portati a spalla sulla pista dell'aeroporto per ricevere la benedizione impartita dall'ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi e per gli onori militari. Il presidente della Repubblica Napolitano si è poi avvicinato alle bare sostando alcuni istanti davanti a ciascuna di esse in un commosso omaggio. Poi si è mosso il corteo funebre, in testa i familiari dei due caduti, dietro le massime autorità dello Stato. Oltre al presidente Napolitano erano presenti, tra gli altri, anche il presidente del Senato Renato Schifani e quello della Camera Gianfranco Fini, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il capo di stato maggiore della difesa Vincenzo Camporini, quello dell'Esercito Giuseppe Valotto, il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Leonardo Gallitelli e il capo della Polizia Antonio Manganelli. Con le autorità anche il presidente della Regione Lazio Renata Polverini e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Drammatico sottofondo alla cerimonia sulla pista dell'aeroporto di Ciampino i pianti e le grida di dolore dei familiari dei due caduti. Per il sergente maggiore Ramadù erano presenti la madre, due fratelli e la moglie. Il padre di Ramadù a causa di un malore non ha potuto partecipare alla breve cerimonia. Per il caporal maggiore scelto Pascazio erano invece presenti i genitori e le due sorelle.
I talebani, intanto, hanno rivendicato l'azione in cui sono morti i due militari e annunciato l'uso di tre ordigni contro gli italiani a Herat. "Abbiamo usato tre ordigni esplosivi contro due carri armati ed un veicolo leggero delle forze italiane a Badghis, vicino Herat", rivelano i miliziani talebani afgani in una nota diffusa in lingua araba all'interno dei forum jihadisti di al-Qaeda presenti in internet.
Afghanistan, uccisi due italiani. Mercoledì le salme in Italia
ROMA, 17 MAG - KABUL - Due soldati italiani sono stati uccisi e altri due sono stati gravemente feriti in seguito ad un attacco subito nel nordest dell'Afghanistan. Secondo quanto si apprende, uno dei soldati feriti sarebbe una donna.
LA DINAMICA DELL'ATTACCO - E' stato un ordigno fatto esplodere contro un blindato Lince a causare la morte di due soldati italiani e il ferimento di altri due oggi in Afghanistan. E' quanto fa sapere il comando italiano di Herat. Il fatto e' avvenuto alle 9,15 locali. I quattro si trovavano a bordo di un blindato Lince posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalita', partita da Herat e diretta a Bala Murghab, verso nord. Dalle prime ricostruzioni risulta che il veicolo colpito occupasse la quarta posizione lungo il convoglio che era in movimento e si trovava a 25 chilometri a sud di Bala Murghab. I feriti sono stati immediatamente evacuati presso l'ospedale da campo di Herat con elicotteri di Isaf.
Mercoledì le salme in Italia
Le vittime sono il sergente Massimiliano Ramadù (foto, a destra), 33 anni, di Velletri, e il caporal maggiore Luigi Pascazio (foto, a sinistra), 25 anni, della provincia di Bari. Un ordigno è esploso al passaggio del blindato Lince che si trovava alla testa di una colonna di diversi automezzi ( MAPPA). Feriti gravemente il caporale Cristina Buonacucina, 27 anni, e Gianfranco Scirè, siciliano, 28 anni. Colpiti agli arti inferiori, non sono in pericolo di vita. Procura di Roma apre fascicolo per strage. Il premier: "La missione resta fondamentale per la stabilità e la pace". Fini: "Vicini ai nostri soldati per proseguire la missione". I dubbi di Calderoli: "Verificare se questi sacrifici servono o meno a qualcosa". Ma Bossi avverte: "Non possiamo scappare". Bersani: "Riflettere sull'evoluzione della missione". Di Pietro: "Accelerare l'exit strategy".
Quest'Associazione Nazionale Onlus "Le Vittime del Dovere d'Italia, nell'apprendere la triste notizia, manifesta Profondo cordoglio alle famiglie dei caduti, Vittime per la libertà e per la pace. Poniamo inoltre tutta la nostra massima solidarietà ai Feriti colpiti dal tragico evento.
Il Presidente Naz. dell'Associazione